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Ogni inverno, l’École de Ski Internationale (ESi) organizza sessioni dedicate alla sicurezza fuori pista. Queste giornate permettono alle monitrici e ai monaci di sci di aggiornare le proprie conoscenze e di lavorare su diverse situazioni incontrate sul campo.
In montagna le condizioni cambiano costantemente. Il meteo, il vento, le nevicate, la temperatura e la configurazione del terreno influenzano, tra l’altro, la stabilità del manto nevoso. Pertanto, i professionisti devono aggiornare regolarmente le proprie conoscenze e mantenere le proprie competenze.
Per accompagnare i suoi istruttori in questa iniziativa, l’ESi organizza stage di aggiornamento presso diverse stazioni delle Alpi francesi, in collaborazione con l’ANENA e il PGHM di Bourg-Saint-Maurice.
Sciare fuori dalle piste segnalate permette di scoprire un'altra faccia della montagna. Tuttavia, il sci fuori pista esposizione dei praticanti a rischi specifici: valanghe, variazioni del manto nevoso, ostacoli naturali o difficoltà di accesso per i soccorsi.
La preparazione gioca quindi un ruolo essenziale. Prima di una partenza, il professionista analizza in particolare le condizioni meteorologiche e il livello del terreno, studia l’itinerario previsto e tiene conto delle caratteristiche del gruppo.
Tuttavia, nessuna analisi consente di eliminare completamente i rischi legati alla montagna. L’obiettivo è invece quello di identificare i rischi, adattare le proprie decisioni e ridurre l’esposizione del gruppo.
Ecco perché l’ESi incoraggia un’aggiornamento continuo delle competenze dei propri professionisti.
Durante queste sessioni di formazione, i monitor lavorano soprattutto sulla strategie di progressione fuori pista.
Anche prima di mettere i sci, il briefing è un’importante tappa. Il professionista illustra l’itinerario, ricorda le disposizioni e verifica che i partecipanti comprendano il corso della escursione.
Successivamente, l’analisi continua direttamente sul campo. Gli istruttori imparano a osservare i diversi indizi disponibili e a confrontare le loro osservazioni con le informazioni raccolte prima della partenza.
Stanno inoltre lavorando sull’identificazione dei configurazioni del terreno potenzialmente pericolose. L’inclinazione di un pendio, la sua orientazione, le accumulazioni legate al vento o ancora i recenti cambiamenti delle condizioni possono influire, tra l’altro, sulle scelte di percorso.
Pertanto, la presa di decisione accompagna il professionista durante tutta la fase di uscita.
La sicurezza non dipende solo dalla scelta dell’itinerario. Anche il modo in cui il gruppo si evolve sul campo gioca un ruolo importante.
Durante i stage, quindi, i professionisti lavorano in modo diverso segnali di progressione fuori pista. A seconda della configurazione del terreno, possono ad esempio adattare le distanze tra gli sciatori, definire zone di sosta o organizzare il passaggio del gruppo.
Inoltre, il monitor deve tener conto del livello tecnico, dell’esperienza e della condizione fisica dei partecipanti. Un itinerario adatto a sciatori esperti non è necessariamente adatto a un gruppo che inizia a sciare fuori pista.
Questa capacità di adattamento è parte integrante del lavoro di supervisione.
Le organizzazioni formano inoltre un'importante attenzione al soccorso in caso di valanga. In una situazione di emergenza, i primi minuti contano. I praticanti devono quindi conoscere il loro equipaggiamento e ripetere regolarmente i gesti necessari.
In loco, i monitor svolgono principalmente esercizi di ricerca con un DVA (detector di vittime di valanga). Successivamente lavorano sul sondaggio e sulle tecniche di escavazione con pala.
I scenari consentono inoltre di affrontare situazioni con più vittime. In questo contesto, i professionisti devono organizzare rapidamente la ricerca, distribuire i ruoli e coordinare le diverse azioni.
Questi allenamenti consentono di ripetere le procedure e di sviluppare automatismi. Tuttavia, ricordano soprattutto una fondamentale priorità: Fare tutto il possibile per evitare l’incidente grazie all’analisi e alla gestione del rischio.
Per operare su terreni a rischio di valanghe, possedere attrezzature di sicurezza non è sufficiente. È necessario anche saperle utilizzare rapidamente e correttamente.
Il trio DVA, pelle e sonda Costituisce così una base essenziale di equipaggiamento individuale per le escursioni soggette al rischio di valanghe. Inoltre, ogni membro del gruppo deve conoscere il proprio equipaggiamento e allenarsi regolarmente per usarlo.
Gli esercizi organizzati durante le formazione permettono quindi ai monitor di mantenere il loro livello operativo e di lavorare con diverse configurazioni di ricerca.
Oltre alla tecnica, questi stage affrontano anche la responsabilità legata all’accompagnamento di un gruppo in montagna.
Gli scambi riguardano in particolare la preparazione alla partenza, le decisioni prese sul campo, la comunicazione con i partecipanti e l’organizzazione dei soccorsi in caso di incidente.
I formatori possono anche tornare agli aspetti giuridici legati alla formazione professionale e alle possibili conseguenze di un incidente. Questi argomenti consentono ai formatori di collocare le proprie decisioni in un contesto più ampio.
In tal modo, la Formazione sulla sicurezza fuori pista abbinano conoscenze tecniche, esperienza sul campo, prevenzione e riflessione sulla presa di decisioni.
Attraverso queste giornate di formazione, l’ESi desidera mantenere una vera e propria cultura della sicurezza tra le sue monitrici e i suoi monaci.
Gli esercizi di ricerca DVA, l’analisi del manto nevoso, la lettura del terreno e le strategie di progressione consentono ai professionisti di confrontare le proprie conoscenze con situazioni concrete.
Inoltre, gli scambi con organismi specializzati e professionisti del soccorso arricchiscono questo approccio. Permettono di condividere esperienze e di lavorare su problematiche direttamente collegate al campo.
Infine, scegliere un professionista della montagna formato per una escursione fuori pista Consente di trarre vantaggio dalla sua esperienza, dalla sua conoscenza del territorio e dalla sua capacità di adattare l’itinerario alle condizioni del giorno.
Tuttavia, in montagna non esiste il rischio zero. La prevenzione, la preparazione e la presa di decisioni rimangono quindi fondamentali per godere del backcountry con responsabilità.
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